Libraio digitale

Letteratura LGBT: un approfondimento. Intervista a Francesco Gnerre

I lettori che hanno avuto modo di esplorare il catalogo della libreria sanno che esiste un’intera sezione dedicata alla letteratura LGBT. Oggi, grazie alla disponibilità di Francesco Gnerre, esperto di letteratura e cultura gay, approfondiamo questo argomento, troppo spesso ignorato.

 

La prima domanda di questa intervista rimanda a una recente discussione svoltasi tra colleghi, relativamente alla possibilità di inserire gli ebook del nostro catalogo in un’apposita sezione LGBT. Alcuni , infatti, sostengono che attribuire una classificazione specifica presuppone a priori una discriminazione, altri pensano che una tale sezione potrebbe aiutare i lettori che desiderano essere indirizzati direttamente a opere dal contenuto LGBT.

Lei cosa ne pensa?

La discriminazione non avviene se si propone una guida alla lettura lgbt, ma se si lasciano le cose come sono. Ignorare la specificità di una cultura lgbt significa continuare una discriminazione che di fatto è sempre esistita. La cultura in cui siamo immersi presuppone che tutti siano eterosessuali e quando un ragazzo o una ragazza scopre di essere gay si sente solo al mondo. Se prima i temi lgbt non venivano esplicitati per problemi di censura e di autocensura (pensiamo ai tanti libri pubblicati postumi perché gli autori non avevano la possibilità di pubblicarli nelle società omofobe in cui operavano, da Maurice di Forster a Ernesto di Saba), ora si tende a dire che non è necessario mettere in evidenza l’argomento come se il problema non esistesse, come se essere omosessuale o eterosessuale non comportasse nessuna differenza nella legislazione, nella società, nella cultura, come se l’omosessualità fosse una caratteristica senza importanza per uno scrittore e per un lettore, come avere gli occhi neri o azzurri. Sappiamo che non è così. Non si discrimina informando, perché la realtà lgbt, in particolare in Italia, non è ancora legittimata nemmeno sul piano dei diritti ed è in buona parte una realtà clandestina. Un ragazzo o una ragazza che scopre di essere gay, non ha ancora punti di riferimento, né sociali, né culturali da fargli vivere con una certa serenità il suo orientamento. Qualora ce ne fosse bisogno, i drammatici suicidi di giovani gay, convinti di essere soli al mondo, sono lì a dimostrare questa realtà di fatto. Il paradosso è che quando si cerca di uscire dalla clandestinità e di dare strumenti che aiutino a combattere la discriminazione, si dice che ci si autodiscrimina. Io ritengo che apposite sezioni di libri lgbt dovrebbero esistere anche nelle biblioteche scolastiche, come esistono sezioni dedicate al razzismo, all’antisemitismo o, in genere, a tematiche relative all’inclusione e al rispetto di tutti. Sono convinto che i giovani lgbt si sentirebbero meno soli.

Gli ebook permettono una lettura scevra dai giudizi della gente : pensiamo al comune pendolare che, utilizzando un tablet o un e-reader, e in assenza dunque di una copertina visibile, può leggere i libri che più desidera, senza alcun timore. Pensiamo anche al loro acquisto, che si effettua in maniera del tutto autonoma.

Il formato digitale può aver dato un impulso all’acquisto di libri LGBT?

I nuovi strumenti tecnologici sono dei mezzi e se questi mezzi aiutano a diffondere una cultura, che prima circolava avvolta da un alone di clandestinità, ben vengano. Quando si diffondono nuovi mezzi di diffusione della cultura è sempre un fatto positivo e il formato digitale credo che possa aiutare molto la diffusione di libri in generale e quindi anche di libri lgbt.

Spesso anche i lettori più esperti ignorano l’esistenza di un filone letterario LGBT. Questa percezione distorta della letteratura contemporanea è da imputare unicamente al fatto che le librerie stesse non si interessano al fenomeno o c’è dell’altro?

Una cultura lgbt è sempre esistita ma è stata occultata o mistificata da forme spesso inconsapevoli di omofobia, dall’abitudine a censurare un argomento che per secoli è stato considerato tabù. Non sono solo le librerie che non sono attente a questo fenomeno. Forme di reticenze le riscontriamo anche negli scrittori e negli editori. Molti scrittori, che sono gay e che rappresentano la realtà gay, tendono a non mettere in evidenza questa caratteristica dei loro libri perché temono che le loro opere finiscano in un filone della letteratura particolare e settoriale e non nella ‘Letteratura’ con la ‘L’ maiuscola. Questo perché c’è ancora il pregiudizio, difficile da sradicare, che rappresentare ciò che succede a un uomo e a una donna appartenga alla ‘natura umana’ e ‘universale’, mentre rappresentare ciò che succede a due uomini o a due donne resti nel particolare e nel settoriale.

Questo pregiudizio caratterizza anche molti editori. Capita ancora di leggere certi risvolti o certe quarte di copertina imbarazzati e reticenti, e se il lettore non sa che l’autore di quel libro è gay e non conosce gli altri suoi libri, non capire assolutamente che ha tra le mani un libro gay. Si legga, per esempio, il risvolto di copertina di un libro come La famiglia vuota di Colm Toibin, uno dei maggiori scrittori gay contemporanei. Se un lettore non sa niente di Toibin non capisce assolutamente che ha tra le mani una raccolta di racconti gay. Il risvolto di copertina parla di potenza della prosa dello scrittore, di ‘complessità di stati d’animo’, ma non dice mai che i personaggi dei racconti sono gay. Questo perché chi ha compilato quel risvolto di copertina ha il pregiudizio che Toibin possa essere considerato uno ‘scrittore gay’ e non ‘un grande scrittore e basta’. E questjo è solo un esempio tra i tanti possibili.

Un’altra curiosità, in materia di gusti letterari LGBT, la deduciamo dalle nostre statistiche di vendite : sono molto apprezzati i cosiddetti gay romance, che calcano le orme della più pura tradizione della letteratura sentimentale. La possiamo considerare come la dimostrazione più grande che l’amore non ha genere?

La diffusione della letteratura gay, in particolare nei paesi anglosassoni, ha prodotto la nascita di sottogeneri, il giallo gay, il rosa gay, il thriller gay…..Sono libri che io non amo, ma sono molto letti e questo va benissimo. Non è detto che tutti i gay debbano leggere Proust o Virginia Voolf. I gusti sono vari e vanno rispettati. Quello che è importante e che le persone lgbt possano trovare nei libri un rispecchiamento della loro realtà, che possano leggere libri che parlino di loro. La diffusione dei cosiddetti ‘gay romance’ rientra in questa tendenza. Sì, l’amore non ha genere, ma se un lettore gay legge sempre di un uomo innamorato di una donna o di una donna innamorata di un uomo, si annoia e si sente escluso. Se invece si confronta con personaggi in cui si rispecchia, apprezza di più. L’amore non ha genere, ma la persona di cui ci si innamora sì.

L’editore di ebook LGBT che più conosce fortuna nel nostro catalogo è la Dreamspinner Press, casa editrice statunitense che si è imposta sul mercato in poco tempo, distribuendo in molte lingue i suoi libri e creando un catalogo molto vario. Esistono case editrici simili in Europa e in Italia?

Non conosco editori di ebook lgbt italiani o europei simili alla Dreamspinner Press statunitense, ma, se non ci sono ancora, penso che presto ci saranno anche da noi case editrici di questo genere.

I lettori dimenticano inconsapevolmente che la storia della letteratura è costellata di libri LGBT . Quali sono i grandi classici che hanno anticipato queste tematiche e quali sono i capolavori che in una libreria LGBT non dovrebbero per nulla al mondo mancare?

Esistono classici che hanno anticipato temi relativi all’amore tra persone dello stesso sesso. Pensiamo, per fare solo qualche esempio, ai Sonetti di Shakespeare o alle Rime di Michelangelo, ma una letteratura gay vera e propria nasce negli ultimi decenni dell’Ottocento, quando nasce il termine ‘omosessualità’, quando l’attrazione per persone dello stesso sesso viene ‘patologizzata’ e di conseguenza le persone lgbt cominciano a elaborare una cultura che parli di loro e a rivendicare la legittimità dell’amore che fino ad allora ‘non aveva osato dire il suo nome’. Poi nel Novecento è esplosa tutta una letteratura che costituisce ormai una tradizione consolidata. I libri fondamentali in questo senso sono , secondo me (e sottolineo ‘secondo me’ perché altri potrebbero fare elenchi diversi), I neoplatonici di Luigi Settembrini, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, Il pozzo della solitudine, di Radclyffe Hall, Maurice di E.M. Forster, Ernesto di Umberto Saba, e poi ancora La statua di sale di Gore Vidal. E avvicinandoci al nostro tempo La camera di Giovanni di James Baldwin, e ancora i libri di Edmund White, di Cristopher Isherwood, di Alan Hollinghurst, di Michael Cunningam. Sto scrivendo i primi che mi vengono in mente. Per percorsi di lettura più ragionati e articolati rimando ai miei libri L’eroe negato (Baldini & Castoldi 2000) e La biblioteca ritrovata ( Rogas edizioni 2015).

Parliamo del « caso Savarese »: dopo due romanzi, Le inutili vergogne e Non passare per il sangue, entrambi editi da Edizioni e/o e molto apprezzati, Eduardo Savarese ha pubblicato Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma : come è stato recepito questo libro all’interno dell’opinione pubblica  italiana (se è stato recepito)?

Conosco Eduardo Savarese, che considero un bravo scrittore, ho molto apprezzato i suoi due romanzi. Non mi pronuncio sulla Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma che non è nelle mie corde. E’ un tema, quello della richiesta di essere legittimati dalla Chiesa di Roma, che non mi riguarda. Ho letto il libro, ne ho apprezzato la scrittura e la forza delle argomentazioni , ma l’ho trovato lontano dai miei interessi. Penso che sia un libro importante per i gay credenti , ma non saprei dire come è stato recepito dall’opinione pubblica italiana.

La letteratura ha svolto, sinora, qualche ruolo decisivo nella militanza per i diritti LGBT ? Vi sono opere che storicamente sono state determinanti?

Credo che la letteratura, in particolare prima dei moderni mezzi di comunicazione, abbia svolto un ruolo importante nel far conoscere, nel liberare, nel non dimenticare. Non avendo la possibilità di confrontarsi con una realtà ‘negata’ o occultata, i gay hanno trovato nei libri un rispecchiamento che non trovavano altrove. Ma anche oggi credo che la letteratura conservi un ruolo importantissimo. Un buon libro agisce in profondità, più della semplice informazione che possiamo trovare sui social network o sui giornali. Leggere un libro che parla di te, delle tue emozioni è come passare del tempo in compagnia di una persona che condivide la tua vita. E’ come non essere più soli. Perché un gay, immerso in una cultura profondamente eterosessuale, è come se fosse sempre solo e anche quello che prova è come se non fosse reale. In questo senso credo siano stati determinanti libro come Un uomo solo di Isherwood, La camera di Giovanni di Baldwin e tanti altri.

Di quale apporto avrebbe bisogno, in questo senso, il panorama letterario italiano per scuotere i lettori e, più in generale, la società?

Non spetta a me il compito di suggerire agli scrittori cosa debbono scrivere, Una cosa però si può dire: l’impegno ‘militante’ della letteratura italiana è stato molto limitato rispetto ad altre letterature. Questo per ragioni storiche e culturali che vengono da lontano. Da noi gli scrittori hanno sempre avuto paura di essere considerati ‘scrittori gay’. Non così in altri paesi dove autori come Edmund White o Michael Cunningham non hanno avuto paura di essere considerati ‘scrittori gay’ e hanno scritto opere ‘militanti’ che hanno contribuito a trasformare la società in cui vivono. Non è un caso se l’Italia è tra i pochi paesi che ancora non hanno una legislazione che regolamenti le unioni tra persone dello stesso sesso.

Letteratura gay e tutte le altre forme artistiche e culturali stanno percorrendo la stessa strada, si fanno portavoce delle stesse tematiche?

La letteratura fa parte di un sistema culturale più ampio. In altri paesi ci sono state contemporaneamente opere letterarie, cinematografiche, teatrali che hanno contribuito non poco a cambiare la mentalità e spingere il loro paese alla legittimazione dell’amore tra persone dello stesso sesso. In Italia, come è stato limitato l’apporto della letteratura, così è stato limitato l’apporto del cinema, del teatro e di altre forme artistiche. Non mancano da noi scrittori gay o registi gay che hanno cercato di portare avanti certi discorsi (penso a scrittori come Gianni Farinetti, Mario Fortunato, Alessandro Golinelli, ecc. o a registi cinematografici come Ferzan Ozpetek o Ivan Cotroneo) ma il loro apporto è stato più limitato, anche perché inseriti in un sistema sclerotizzato che non ha dato spazio alle nuove istanze. Per il cinema anzi l’apporto è stato ancora più limitato che nella letteratura e i film su temi gay e lesbici più interessanti che abbiamo visto, vengono tutti da altri paesi.

 

Gnerre

La biblioteca ritrovata. Percorsi di lettura gay nel mondo contemporaneo, Rogas, 2015.

Il libro di Francesco Gnerre, purtroppo, non è presente nel nostro catalogo, riportiamo comunque la quarta di copertina per coloro che volessero approfondire ulteriormente le tematiche affrontate nel corso di quest’intervista.

Con modalità diverse una cultura gay è sempre più diffusa, anche nei paesi dove sono ancora in vigore leggi esplicitamente omofobe e dove ancora i diritti non sono uguali per tutti. Grazie anche a Internet, ai social network, alla ridefinizione del matrimonio, alla diffusione di storie gay nella letteratura, nel cinema e nelle serie televisive, pregiudizi atavici sono in crisi ovunque e la questione gay è diventata ormai un importante parametro per valutare lo stato della democrazia e della modernità di un Paese. In Italia il tema è ancora problematico. Una ricca tradizione culturale gay esiste da sempre, ma non è riconosciuta come tale e non ha ancora un’adeguata legittimazione né nei libri di storia, né nella critica letteraria né nelle storie della letteratura. Questo libro prova a farne una prima sistemazione presentando una guida ragionata alle opere e agli autori non solo italiani, europei e angloamericani, da quelli universalmente noti ad alcuni esordienti di talento, ma prendendo in considerazione anche voci che arrivano da paesi emergenti.

Autoritratto con biografia

Oggi lasciamo parlare le immagini, o meglio, l’arte: vi proponiamo una passeggiata in questa galleria di autoritratti di artisti di tutte le epoche, accompagnando le loro opere con un consiglio di lettura mirato a conoscere la loro vita.

Biografie, autobiografie, pensieri e lettere per approfondire la nostra conoscenza dell’arte e di coloro che le hanno dedicato la loro vita.

Per chi volesse intraprendere un’immersione ben più profonda ci sono due categorie, all’interno del catalogoo della libreria, dedicate espressamente ad artisti, architetti e fotografi e all’arte in tutte le sue forme.

Leonardo da Vinci, Autoritratto (1513 circa), Torino, Biblioteca Reale; Leonardo di Marina Migliavacca.

Egon Schiele, Autoritratto, matita, tempera e acquerello su carta, 1910; Diario dal carcere di Egon Schiele.

Amedeo Modigliani, Autoritratto, 1919, Museo di Arte Contemporanea, San Paolo; Ricordi via Roma di Beatrice Buscaroli.

Umberto Boccioni, Autoritratto; Taccuini futuristi di Umberto Boccioni.

Vincent Van Gogh, Autoritratto al cavalletto, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam; Lettere a un amico pittore di Vincent Van Gogh.

Maurizio Cattelan, La Rivoluzione siamo noi, 2000; Un salto nel vuoto di Maurizio Cattelan e Catherine Grenier.

Pablo Picasso, Autoritratto, 1906, Musée Picasso, Parigi; Picasso di Antonina Vallentin.

Vittore Carpaccio, Incontro dei fidanzati con il Papa a Roma, 1495, Galleria dell’Accademia, Venezia, particolare. L’artista è la figura con il cappello nero che fissa l’osservatore; Carpaccio di Vittorio Sgarbi.

Giuseppe Arcimboldo, Autoritratto, 1527 circa, Milano. Giuseppe Arcimboldo di Michele Proclamato.


 
Frida Kahlo, Autoritratto con vestito di velluto, 1926. Nel mio cuore, nel mio sogno di Frida Kahlo.

Piero dalla Francesca, Presunto autoritratto dalle Storie della Vera Croce, Basilica di San Francesco, Arezzo. Piero. Un pittore per due nemici di Carlo Bertelli.


 
Tullio Pericoli, Autoritratto con ritratto di Stevenson, 1991; Pensieri della mano di Tullio Pericoli.

Aldiko è ormai disponibile per iOS

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Aldiko è finalmente disponibile anche per tutti gli utenti iOS che desiderano leggere, scaricare, organizzare gli eBooks sulle periferiche iOS e identificarsi direttamente all’account Feedbooks, ritrovando tutti i libri presenti nella propria libreria.

L’applicazione di lettura Aldiko iOS offre le funzioni della versione Android:

  • Una sezione in cui cercare le numerose proposte di ebook gratis e di estratti, leggere le descrizioni in dettaglio di ogni ebook e di ogni estratto gratuito prima di effettuare il download. È possibile, inoltre, trovare rapidamente il libro che stai cercando grazie a un potente strumento di ricerca.
  • L’esperienza di lettura è altamente personalizzabile. Puoi adattare secondo le tue esigenze il corpo e il carattere del testo, il colore dei caratteri e dello sfondo, i margini, l’allineamento e, ovviamente, il grado di luminosità dello schermo. Si possono, inoltre, creare facilmente segnalibri, evidenziature e note in ogni parte del libro. Seleziona qualsiasi parola per cercarla all’interno del testo o per trovarla nel dizionario. L’applicazione offre anche la modalità di lettura notturna.
  •  L’applicazione offre la possibilità di organizzare in maniera ben strutturata e ordinata i libri all’interno della tua libreria. Ogni libro, in seguito al download, appare nella tua libreria ed è automaticamente taggato e reso disponibile. Puoi anche utilizzare alcune funzioni dell’applicazione come le categorie e le collezioni per organizzare la tua libreria. Al momento di riprendere la lettura, l’applicazione si apre automaticamente sulla pagina che stavi leggendo in precedenza.
  • Nella sezione I miei cataloghi, puoi aggiungere il collegamento a Dropbox, i tuoi cataloghi di eBooks e siti web preferiti per effettuare direttamente da essi il download, senza mai chiudere l’applicazione. Puoi anche importare gli eBooks nell’applicazione via iTunes.

Possiamo già annunciare che sarà presto disponibile la versione per iPad, nel frattempo damoi il benvenuto a coloro che utilizzeranno Aldiko sui loro iPhone!

Vacanze di Natale da leggere (con i vostri bambini)

Quando si parla di libri per bambini, e del poco tempo che i ragazzi dedicano alla lettura, il nostro pensiero si rivolge spesso ai genitori.

Probabilmente, se state leggendo questo post, siete dei lettori che già stanno cercando di far crescere dei piccoli lettori. Purtroppo, si sa, la vocazione alla lettura non si può trasmettere attraverso i geni: è una passione che va instillata, guidata, nel modo più delicato possibile e assecondando le preferenze dei ragazzi, senza imposizioni.

Forse qualche adulto non sa resistere alla tentazione di lanciare il libro fuori dalla finestra all’ennesima richiesta di leggere ad alta voce una fiaba di Andersen, o forse appena ha un’ora di tempo preferisce finalmente dedicarsi alla sua, di lettura.

Allora abbiamo pensato che durante le vacanze di Natale, così vicine, sarebbe bello che piccoli e grandi lettori possano trascorrere qualche ora di lettura insieme, spegnendo i computer e i cellulari, sistemandosi insieme in una comoda poltrona e scegliendo insieme un libro da leggere. L’immagine sottostante serve proprio a questo.

Ogni icona nasconde un link: cliccando su di esso verrete diretti a liste di libri che hanno come tematica principale il soggetto della figura.

Vi è inoltre la possibilità di selezionare, in base alle capacità di lettura, la fascia di età del vostro piccolo lettore: piccoli lettori, lettori principianti e lettori intermedi.

Non vi resta che sprimacciare i cuscini del divano e procurarvi qualche dolcetto!

 

Sulla via Francigena con Lorenzo Del Boca e Angelo Moia

La casa editrice Utet ci ha dato la possibilità di leggere la fatica, fisica e letteraria!, di Lorenzo Del Boca e Angelo Moia: stiamo parlando di Sulla via Francigena, uscito in libreria a fine ottobre, un interessante resoconto di un viaggio compiuto a piedi proprio come i pellegrini del Medioevo.

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Oltre duemila chilometri che vi invitiamo a percorrere con noi, virtualmente, grazie a questa geolocalizzazione: partire da Canterbury e giungere a San Pietro vi farà scoprire i paesaggi e i volti che i due protagonisti hanno incontrato lungo il loro cammino, partecipando alla fatica e alla gioia di portare a termine un’impresa che molti vorrebbero intraprendere ma che esitano a organizzare.

Chi lo sa, questa mappa letteraria potrebbe essere la prima tappa del vostro vero viaggio…

Movember con i classici

Movember è il mese con i baffi. Si tratta un’iniziativa particolare che si svolge da qualche anno per la lotta e la prevenzione contro le malattie che colpiscono gli uomini.

Si chiama così grazie alla fusione dei due termini inglesi November e moustache (che significa appunto “baffi”). Per partecipare o ottenere ulteriori informazioni vi consigliamo di cliccare qui: verrete rinivati all’home page della Movember Foundation.

Noi, dal canto nostro, abbiamo selezionato 15 celebri autori con i baffi per un Movember letterario. Non vi resta che leggerli e foggiare i vostri baffi come uno di loro!

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Arthur Schnitzler William Shakespeare Thomas Hardy
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Arthur Conan Doyle William Faulkner Charles Dickens
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Edgar Allan Poe G. K. Chesterton Gustave Flaubert
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Herman Melville Mark Twain Rudyard Kipling
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Jospeh Conrad R. L. Stevenson W. Somerset Maugham

Pier Paolo Pasolini: 40 anni dalla morte

Sono passati 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini ma le riflessioni e le inchieste in merito alla sua tragica scomparsa testimoniano il fiorte segno che l’intellettuale ha lasciato nella storia italiana.

Per l’occasione abbiamo riunito nell’immagine sottostante una selezione di titoli per approfondire la conoscenza di Pasolini da diversi punti di vista: ci sono i ricordi dei familiari, saggi di critica cinematografica, interviste e testimonianze di giornalisti e critici letterari e, ovviamente, biografie. Cliccando sui titoli sarete reindirizzati direttamente alla scheda libro.

Alcuni di questi libri li trovate, inoltre, a prezzo speciale fino al 2 novembre grazie alla promozione su 30 ebook dedicati a Pasolini.

 

 

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Gli scrittori si raccontano

La settimana in libreria inizia dando voce agli scrittori.

Abbiamo raccolto le opinioni, le riflessioni sulla scrittura, sull’ispirazione e sul rapporto con i lettori di molti autori attraverso le numerose interviste pubblicate negli ultimi tre anni .

Cosa ne pensate delle loro affermazioni? Con quali scrittori concordate e quali sono le idee che non potete proprio condividere?

Dite anche voi la vostra!

Credo che possano esserci diverse strade per arrivare al mestiere di scrittore, ma sono abbastanza sicuro che indipendentemente dal percorso, siano necessarie almeno due caratteristiche fondamentali. La prima è che per essere uno scrittore occorre innanzi tutto essere un lettore; la seconda è che bisogna essere attenti osservatori della natura umana, dei luoghi e di tutto ciò che costituisce l’ambiente, il micro cosmo in cui ciascuno di noi si muove e si è mosso, le sue regole, i suoi pregi e i suoi difetti. Senza l’ascolto, l’osservazione, il ricordo delle persone e del loro ambiente non avrei nulla da raccontare. Renzo Bistolfi

Questo non è un mestiere normale, istituzionalizzato, che prevede un percorso accademico e una formazione prestabilita. Ma è un rischio che si conosce in anticipo, lo affrontiamo preparati, per amore delle parole scritte. E poi, quel che sarà sarà. Lavinia Petti

Se l’obiettivo di uno scrittore è quello di trasportare il lettore all’interno della vita di un altro essere umano, lo strumento più importante a sua disposizione è il dettaglio. Lo scrittore americano John Gardner l’ha definita « l’accumulo autentico di dettagli, istante dopo istante». Come mantenere il lettore nell’illusione che si tratta di finzione, come far dimenticare al lettore che lui, o lei, sta leggendo delle frasi su una pagina? Grazie al dettaglio sensoriale: l’odore degli alberi di mango, la sensazione della sabbia sotto i talloni, lo schiocco degli scorpioni quando scivolano fuori dal sifone nella vasca da bagno.
Durante la scrittura del romanzo mi ripetevo incessantemente questa antica massima umanista: il cammino verso l’universale passa attraverso il particolare. Se si vogliono comprendere i grandi movimenti della storia, si devono leggere i diari dei bambini, per così dire, normali, come Anna Frank o Petr Ginz. Lo splendore e il genio del diario di Anna Frank, per esempio, risiede in una scrittura che indugia sulle descrizioni quotidiane dei dettagli ordinari: che cosa hanno mangiato, le storielle che si sono raccontati. L’orrore traspare dal banale. La lezione di questo diario mi ha segnato profondamente: innanzitutto, grazie ai libri, i ricordi dei morti possono continuare a vivere e, inoltre, non è che attraverso i più piccoli dettagli, attraverso ciò che una persona vede, sente, odora, attraverso l’esperienza che percepisce istante dopo istante, che uno scrittore può trasmettere quella che è l’immensità di una vita umana. Anthony Doerr

Sono stata ben contenta di ogni riga dedicata al romanzo. Qualche volta mi sono sorpresa del significato assegnato a certi passaggi, che non immaginavo potessero determinare una certa interpretazione o un’altra, e mi è piaciuto. Tanta attenzione non era prevedibile, né scontata. Carmen Pellegrino

Lo studio della psicologia non serve molto per scrivere, direi piuttosto che psicoanalisi e scrittura possono avere una radice comune: l’interesse per le storie, per le vite degli altri. Nel mio caso c’è anche la fascinazione per le immagini fantastiche che scaturiscono dall’inconscio e il senso che hanno per la nostra vita. Mi sembra che Hillman dica che la psiche si esprime naturalmente in modo poetico, nei sogni e nelle fantasie. Cristina Guarducci

Non considero la scrittura come una terapia o come un modo per risolvere problemi con me stesso. Vivo molto di più la dimensione artigianale della narrazione. Potrei anzi dirle che per me la scrittura ha una funzione tutt’altro che catartica: è un’attività faticosa, che m’innervosisce e mi rende molto inquieto. Non è una liberazione, ma una schiavitù. Giorgio Nisini

Parlo di me, ma sempre attraverso le storie degli altri. Non ho mai saputo scrivere in altro modo, da bambina non ho mai neanche tenuto un diario. Però, credo che solo prendendo le distanze si possa trovare lucidità e oggettività, mentre il padre della mia protagonista, per gran parte della sua vita, non è riuscito ad essere presente a se stesso, e usava le storie degli altri come rifugio, non come proiezione di sè. Simona Sparaco

È una sfida difficile scrivere in due lingue allo stesso tempo. Ma mi piace il fatto di scrivere in una seconda lingua – obbliga lo scrittore a riflettere a riguardo delle proprie specificità e lo trascina fuori dallo schema delle competenze ormai solide a fronteggiare altre difficoltà per molti aspetti diverse.
Questo processo non può che arricchire lo scrittore e l’artista, indubbiamente. Xiaolu Guo

La scrittura mi fa tirare sospiri di sollievo, credo che abbia iniziato a scrivere per sopravvivenza. La situazione lavorativa postuniversitaria mi ha tenuto ferma al palo per un po’; ad un certo punto, ho iniziato a fare mille attività per cavar fuori uno stipendio. Nessuna che mi interessasse un granché. Intanto, scrivevo, scrivevo, scrivevo. E in quei momenti respiravo. Poi, mi venne un lampo: ero così infastidita, perché non esorcizzare un momento così negativo scrivendo di ciò che non andava? Credo di aver iniziato a scrivere una “fenomenologia del fastidio” per far sorridere in primis me stessa. Sono felice che adesso non sorrido più da sola. Federica Bernardo

Come spesso mi capita, scrivo il finale varie volte. Per questo romanzo ho almeno quattro finali diversi. Alla fine li sottopongo a persone di fiducia e vedendo le loro reazioni, ascoltando le loro osservazioni, rifletto e alla fine decido. Il finale è un momento fondamentale di un libro. Non me la sento di affidarmi solo all’istinto. Mettiamola così: i miei finali sono una scelta frutto dell’istinto e del confronto. Cosimo Calamini

Quello che volevo dire di questa storia l’ho scritto. Ma i libri, a poche settimane dall’uscita e anche a distanza di anni, sono sempre embrioni spauriti, sono scritti con un inchiostro trasparente che solo chi inizierà a risignificare i suoi contenuti, chi vi si affiderà, potrà rendere visibile. I libri, insomma, li definiscono i lettori, secondo me, non chi li scrive. Alessio Arena

Se scrivo un romanzo non c’è niente di premeditato. Navigo a vista, procedo a tentoni. Invidio gli scrittori in grado di tracciare un progetto, uno schema, una trama prima di iniziare a scrivere. Io non so mai dove andrò a parare, questo mi porta a perdere tanto tempo, a infilare vicoli ciechi e poi doverli abbandonare, ma diversamente per me diventerebbe un lavoro oltre a tutti quelli che già devo sbrigare. Bruno Gambarotta

Il dato di partenza è sempre la realtà, nessuno inventa mai niente. Anche quando si parla di fantasia, come in questo caso, in cui si narra di un bosco in cui succedono delle cose assurde sfociando quasi nel fantasy, è necessario che ci sia la plausibilità. E la si può avere anche nell’ambito del fantastico. Io ho amato tantissimo dei libri che parlavano di cose assolutamente strampalate comead esempio la Trilogia del drive in di Landsdale, che mi ha lasciato folgorato, e che sfocia quasi in un delirio mistico, quindi per me l’importante è che sia credibile: credibile non come verosimile ma nel senso che l’autore si lasci seguire, che sia convincente. Stefano Piedimonte

Sono un giornalista, uno che ha imparato a narrare ciò che osserva. Sono uno abituato a girare ancora con la penna e il taccuino, prima di sedermi davanti al personal computer a scrivere. Mi piace annusare, vedere, toccare e cercare di far sentire al lettore questi odori; portare chi prende in mano i miei libri a osservare una ciminiera, una casa cantoniera. Alex Corlazzoli

Non mi interesso unicamente alla mia immaginazione: mi interesso a ciò che gli altri considerano come loro verità. Numerosi autori lavorano da soli e immaginano dei personaggi, e caricano questi personaggi di misteri che, dal canto mio, cerco direttamente negli altri, semplicemente chiedendo di raccontarmeli.Non so se questo accada perché sono pigra. Credo di essere semplicemente curiosa a porposito degli altri “io” e cerco di sapere se il modo con cui gli altri si sentono esseri umani sia simile a come lo percepisco io. Sheila Heti

In genere, i peggiori romanzi sono quelli in cui l’intreccio è un mero pretesto affinché l’autore esprima le proprie opinioni sul mondo. Ma anche se incontro di persona qualcuno per la prima volta, io sono più interessato alla sua storia, da dove viene, cosa fa, quali sono le sue passioni, che non alle sue opinioni. Nel mio caso la letteratura è una lente attraverso la quale guardare il mondo. E’ qualcosa che non faccio scientemente. Ho provato a rinunciarci, come mi consigliava qualcuno, ma ho capito che è inutile, sarebbe come negare la mia natura. Sergio Garufi

Quello che Borges considerava atto divino e fondante della scrittura, ovvero “il momento della creazione”, non riesco a dissociarlo da quello che mi piace chiamare “gestione del tempo”. Gli strumenti che abbiamo a disposizione sono diversi: analessi e prolessi, what if, ellissi, etc. Noi scrittori, in fondo, siamo dei gran giocherelloni e pizzicare il tempo ci dà l’illusione di spargere intorno polvere di stelle. Ma come dicevo sopra, è solo un’illusione. Marilù Oliva

Credo che documentarsi sia una cosa fondamentale per uno scrittore. A meno che non sia uno scrittore di fiabe (ed anche in quel caso dovrà pur contestualizzare la sua storia). Una volta stabilita una trama ed in quali luoghi si muoveranno i personaggi, comincio a documentarmi in maniera abbastanza approfondita su ogni periodo che mi interessa, sugli usi e sui costumi di quel popolo o di quelle persone e sulla storia dei luoghi. A volte faccio lunghe ricerche nelle biblioteche e spesso giro per librerie e mercatini cercando quante più informazioni possano servirmi. A quel punto i personaggi, ai quali cerco di dare sempre un’identità normale, quella di persone qualunque senza “superpoteri” o intelligenze superiori, vengono inseriti nel contesto prescelto. Parafrasando un vecchio detto: “Per far credere nella fantasia bisogna incorniciarla in una verità credibile!” Nicola Manzò

Non si può scrivere per bambini se non si riesce ad avere il loro sguardo sul mondo e non si riesce ad entrare nel loro. Quando questo non accade, si produce una letteratura falsa, di adulti che bambineggiano. Angela Nanetti

Volevo raccontare la Storia dal di dentro, riviverla nella scrittura come se fosse un presente tangibile, fruibile ai sensi e non solo all’intelletto. Mi sono persa nella lettura di orari ferroviari del tempo, nelle piantine delle città, nelle reclame delle fette biscottate o nei consigli per laccarsi le unghie: ho scoperto un mondo terribilmente simile al nostro, animato da desideri e paure estremamente familiari. Spero che anche il lettore possa immergersi in quel passato proprio come ho fatto io, per capirlo da dentro. Ilva Fabiani

La tradizione orale affonda le sue radici nella parte più arcaica e antica della mia terra. Sono cresciuta con i racconti narrati davanti al fuoco, o mentre si passeggiava nei campi. Se non avessi potuto scrivere, avrei raccontato. Cristina Caboni

Durante la cura dell’orto e del giardino la mia mente si libera e torna a rivisitare quello che nel frattempo sto scrivendo, suggerendo modifiche, proponendo illuminazioni, sciogliendo dubbi, aiutandomi a trovare soluzioni a impasse più o meno complicati. E quando depongo zappa, rastrello, vanga, cesoie e torno alla tastiera ho quasi la sensazione che la natura mi sproni a proseguire il mio cammino da velleitario scrittore. Goran Radovar

Per scrivere, per leggere, per pensare, ci vuole sempre la solitudine. È un elemento necessario all’approfondimento, alla conoscenza. Non tutto si può fare in compagnia, ci vuole sempre una giusta misura. Ma per chi fa questo mestiere la giusta misura esiste poco. Si trascorrono un’infinità di ore in solitudine in compagnia dei propri personaggi o di quelli altrui. La lettura credo sia una straordinaria esaltazione, il perfetto luogo del riparo. Romana Petri

Comunque,conosco più di una persona che non si decide a scrivere ( o a far leggere i suoi scritti) per una sorta di pudore, per la paura di essere giudicato, in primis da se stesso. Eppure sono convinto che scriverebbe bene se si decidesse a varcare il confine. Io non faccio testo ( a sedici anni già stavo lavorando ad una Divina Commedia rivisitata in chiave rock), ma la scrittura può essere una cosa particolarmente intima, seria e tormentata . Basti pensare a Kafka che sul punto di morte disse a Max Brod di bruciare tutti i suoi scritti. Andrea D’Urso

Io per Radiomorte ho pensato di fare quello che hanno fatto i Led Zeppelin con il blues (beh, più o meno): prendere una materia antica, archetipica, ripetitiva, anche, e suonarla a modo mio facendola diventare un’altra cosa. Ci sono mille e mille storie sulla famiglia, ci sono mille esempi di ipocrisie e segreti nascosti tra le parentele (ad esempio in Festen, film citato nel romanzo). Ecco: quello che volevo fare io era scrivere il MIO romanzo sulla famiglia e sui segreti di famiglia, anche considerando che nei libri precedenti mettevo spesso in scena personaggi senza vincoli matrimoniali o figli. Gianluca Morozzi

La scrittura, che forse mi portavo dentro da sempre senza potervi dedicare l’impegno e la continuità che sono necessari anche quando sia limitata al genere poliziesco, è nata per me in modo naturale, quando ho trovato il tempo per dedicarmici. E’ nata come un semplice divertimento che ha finito col diventare una risorsa di vita, che riempie piacevolmente gli anni che mi restano e che senza di essa sarebbero indubbiamentipiù poveri e sterili. La differenza tra me e uno scrittore di professione è notevole. Io mi ritengo semplicemente un magistrato in pensione che si è dato alla scrittura, senza aspettative o necessità particolari. Gianni Simoni

Prima di scrivere questa storia, ma anche prima di effettuare ogni viaggio, faccio sempre un lavoro di preparazione, che è quasi un lavoro di ripulitura, dalle mie aspettative, dalla mie stesse basi culturali. Un lavoro di spoliazione che mi consente di pormi, nei confronti della storia, del viaggio, in una condizione pulita, disponibile e recettiva, una sorta di tabula rasa. A quel punto mi immergo in un periodo fatto di musica, film, carte geografiche, letture. Tutto un insieme di visioni concernenti il luogo e il periodo storico che descriverò nella storia e poi parto, fisicamente o con la scrittura, nella condizione più libera e possibilmente non convenzionale. Marco Steiner

Penso di scrivere per me stessa. O meglio, è in tal modo che inizio. Poi, durante il processo di redazione del libro, penso che la mia percezione di me cambia e si espande, e così alla fine sto scrivendo per tutti. Sembra spettacolare ma non è nelle mie intenzioni. Forse sarebbe più preciso dire che il processo di scrittura dissolve le barriere tra sé e gli altri e in conclusione non vi è grande distinzione tra scrivre per se stessi o per il mondo. (Scrivere è comunicare, dopotutto, e l’obiettivo della comunicazione è abbattere le barriere tra sé e gli altri attraverso la condivisione o il trovando dei punti in comune.) Ruth Ozeki

A me piace creare storie, luoghi, persone. Mi piace scrivere, insomma. Sono prima di tutto un appassionato lettore e scrivo con il desiderio di dare ad altri ciò che la lettura ha sempre dato a me: emozioni e informazioni interessanti. Evasione dai limiti del quotidiano. In questo senso, ambientare un libro in un’epoca diversa da quella in cui vivo è un modo come un altro per potenziare l’evasione. Fabio Delizzos

Quando mi dicono che sono uno scrittore di noir ribatto che in realtà io sono uno scrittore di viaggi. Ogni mio libro, romanzo, saggio, etc., è sostanzialmente un viaggio. D’altronde il viaggio è la metafora letteraria per antonomasia, se ci pensiamo. Dal pellegrinare di Ulisse, non abbiamo fatto altro che raccontare di questo. Gianni Biondillo

Un corso serio può aiutare a mettere a fuoco una riflessione sulla propria scrittura e sulle scritture degli altri. Un corso meno serio, improvvisato, rischia di essere una macchina che in cambio di soldi offre abbuffate di compiacimento per chi insegna e per chi partecipa.  A diciassette anni ho partecipato a un corso che mi è stato molto utile. Ci sono momenti in cui è necessario uno scarto, che è un passaggio, una evoluzione, una specie di rinnovamento cellulare. Quando partecipi a un corso ciò che ti serve veramente è qualcuno che ti dica di ragionare sul tuo lavoro con una diversa prospettiva, e quella volta ho trovato una persona che me l’ha detto. Un buon corso di scrittura per me dovrebbe rappresentare l’opportunità di fare uno scarto. Emmanuela Carbé

A me piace raccontare la realtà mescolandola alla finzione romanzesca. Ogni progetto narrativo affronta un tema, una storia negata, un’inchiesta. Il noir mi permette di essere un osservatore attento della realtà e di descriverla attraverso una storia criminale. Massimo Carlotto

Teste matte: la mappa letteraria

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Le macchine scorrono, veloci e senza fine. I cinque bambini sono fermi sul ciglio del marciapiede, osservano di sbieco il semaforo. È verde. Aspettano. Hanno paura, ma sono bambini coraggiosi. Le due cose non sono in contraddizione. A Napoli li chiamano «scugnizzi»: sono cresciuti per strada, sfuggendo ai genitori, quando ci sono, e alle regole. Non hanno cibo né soldi, ma possiedono l’abilità unica di procurarseli miezz’a via. Vivono di gente distratta, la signora che cammina con la borsa un po’ aperta, l’uomo che scende dalla macchina per comprare il giornale dimenticando lo sportello socchiuso. I loro occhi sono piccole telecamere che scrutano tutto, alla ricerca delle mille occasioni che la strada nasconde. Il semaforo passa all’arancione e il ticchettio del loro cuore rallenta fino a fermarsi. Rosso! Le auto si arrestano mentre i loro occhi si aprono improvvisi, inghiottiscono l’aria e l’ultimo rimorso che la paura consente prima del tuffo. Si lanciano. Corrono a perdifiato in mezzo alla strada, sfiorano paraurti e urtano passanti, per riemergere illesi dall’altra parte. Un ultimo sguardo d’intesa li rassicura, e in un attimo sono dentro il grande magazzino. Non appena li vedono entrare, le commesse del reparto cosmetici indietreggiano spaventate: le testoline scure si sparpagliano ovunque, rapide come formiche alla ricerca di molliche cadute per terra.

Hanno pochi secondi per rubare rossetti, mascara, barattoli di cipria, tutto quello che si può arraffare in fretta e nascondere nelle tasche dei giubbotti, di una taglia più grande per contenere più roba. Se ti avvicini puoi sentirli contare tra i denti: «23, 24, 25… Prendi quelli che costano un sacco! 33, 34, 35… Dov’è la guardia?! 45, 46, 47… Scappiamo!».
Hanno finito il fiato e il coraggio, è tempo di fuggire prima che arrivi Salamandra, la guardia giurata che le commesse stanno chiamando al telefono con voce e mano tremanti. Eccolo che sbuca dal reparto abbigliamento come una furia, ma i bambini sono già fuori dal negozio… 52, 53, 54… in tre secondi attraversano la strada… 56, 57… sbarcano sul marciapiede di fronte… 59, 60… Verde! Giusto in tempo: il traffico ricomincia a scorrere, Salamandra non riuscirà più a prenderli.
«Evvai!» Poi si girano a guardare verso il grande magazzino per essere sicuri della loro salvezza, ma invece di trovare la guardia che impreca contro il fiume di macchine in piena, scoprono che uno di loro è rimasto indietro.

Abbiamo creato una mappa letteraria che vi permetterà di seguire Totò e Sasà tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli di Napoli dalla loro infanzia fino all’epilogo di questa vicenda scritta da Salvatore Striano e Guido Lombardi, una storia che presto diventerà un film grazie a Gaetano Di Vaio.

Cliccando sulle icone avrete accesso ad alcuni estratti del libro e potrete vivere la vicenda delle Teste Matte attraverso i luoghi del romanzo.

Aldiko 3.0.16: tutti i dettagli dell’ultima versione

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