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Italiani viaggiatori: altri luoghi da altre epoche

Organizzare le proprie vacanze è ormai un gioco da ragazzi e anche le destinazioni più esotiche sono ormai mete facilmente raggiungibili. Per qualche italiano di fine Ottocento, invece, andare a Roma poteva costituire un viaggio pieno di imprevisti. Per non parlare del fascino esotico che anche una città come Napoli poteva esercitare sui viaggiatori europei…Figuriamoci arrivare fino in India o in Giappone! Ma c’è chi l’ha fatto e poi fortunatamente ne ha scritto.

Vi proponiamo otto racconti di viaggio da scaricare gratuitamente per scoprire il mondo con gli occhi di questi viaggiatori italiani di fine ‘800 e inizio ‘900.

 

Quando si arrivò in vista di Rotterdam, imbruniva e piovigginava; quindi vidi appena come a traverso un velo una confusione immensa di bastimenti, di case, di mulini a vento, di torri, d’alberi, di gente in moto sui ponti e sulle dighe; lumi da ogni parte; una gran città d’un aspetto non mai visto prima d’allora; e che la nebbia e l’oscurità mi nascosero ben presto.
Quando mi fui accomiatato dai miei compagni di viaggio, ed ebbi messo in ordine il mio bagaglio, era notte. “Tanto meglio;” dissi salendo in una carrozza “vedrò per la prima volta una città olandese di notte, che dev’essere uno spettacolo nuovo.” E in fatti il Bismark, quando fu a Rotterdam, scrisse a sua moglie che di notte vedeva dei fantasmi sui tetti.

          Olanda, Edmondo De Amicis, 1876

 

Così graziosa e vivida e simpatica, Betlemme, arrampicata alla sua collina! In un’ora vi si va da Gerusalemme, e vi è miracolosamente in Turchia, una strada carrozzabile che si percorre, senza rischio di rompersi il collo e senza neanche troppe scosse; il che, subito, vi fa l’effetto di una dolcezza inaspettata. Come vi avvicinate a Betlemme e girate un angolo di strada, voi lo vedete tutto quanto, il caro paese, ove nacque il bimbo divino: esso discende, folto di case fra i campi seminati, fra vigneti, fra gli alberi di frutta dove eccelle quello dell’albicocca, circondato di verde, serrato fra la sua modesta ricchezza agricola. Poi, entrandovi, voi attraversate, è vero, una via molto stretta, ma, dalle porte aperte delle casette, voi scorgete degli ambienti puliti, decenti, senza quella nerezza e quel puzzo di tante altre case, ahimè, cristiane di terra Santa!

Nel Paese di Gesù – Ricordi di un viaggio in Palestina, Matilde Serao, 1898

 

L’eccellente capitano non aveva previsto il cataclisma e s’era ingozzato di wisky fino agli occhi secondo l’abitudine di tutti i viaggi con tempo sereno. Quando si è scatenata la battaglia degli elementi il britannico era già nel regno dei sogni della sua Scozia. Finchè c’era il captas di bordo, un lupo del lago, vecchio marinaio corombo delle piroghe a vela, promosso secondo di bordo sui battelli a vapore della flottiglia del Tanganika, le cose procedevano ancora abbastanza bene, ma da quando il disgraziato, accalappiato a volo da un’ondata grifagna, è finito nel lago con un urlo selvaggio di belva strozzata, l’equipaggio di colore ha abbandonato il posto di manovra per raccomandarsi disperatamente ai Genii del vento e delle folgori i quali debbono essere nati sordomuti perchè non danno segno di vita. E noi… si guarda perchè… non si può far altro!

La sfinge nera. Dal Marocco al Madagascar, Mario Appelius, 1926

 

L’osteria di cucina a Roma tiene il luogo di mezzo fra la trattoria e il minestraro, Mescita di minestre, come direbbesi in Toscana: ma a Roma finisce quasi tutto in aro: Minestraro, bavullaro, ventaliaro, coronaro, scatolaro, immondezzaro, ecc. Anche le trattorie dove bazzicano eziandio senatori e deputati, come il Falcone e la Rosetta – intendo le trattorie proprio romane de Roma, lasciando mancomale in disparte le sublimità esotiche di Spillmann e comp. – non peccano per eccesso di eleganza.

Un viaggio a Roma senza vedere il Papa, Giovanni Faldella, 1880

 

Machado de Assis, il presidente dell’Accademia Brasileira, il più celebre poeta e scrittore del Brasile, non osava entrare nel salotto senza essersi informato se eravamo stanchi; e per darci un album da firmare, sentì la necessità di un preambolo lungo mezz’ora.
Ogni giorno giungevano nelle nostre camere delle magnifiche orchidee, dei frutti rari e squisiti, dei giocattoli perfino, senza che se ne sapesse il donatore. La timidezza, la modestia degli uomini colti ivi giunge al punto che un grande giornale francese, avendo chiesto per mezzo del console, un corrispondente che lo mettesse al corrente della letteratura brasiliana, l’incarico fu affidato a un giovanetto di primo pelo, perchè letterati e scienziati restarono tutti ugualmente indifferenti alla influenza che avrebbero potuto acquistare con questo mezzo in Europa, sfiduciati, a torto, di poter interessare il pubblico europeo alle loro produzioni.

Nell’America Meridionale (Brasile, Uruguay, Argentina), Gina Lombroso, 1908

 

Dopo 84 giorni di cielo e mare, le terre di Giava, Sumatra, e le isole che stanno nello stretto, coperte di una densa vegetazione tropicale, ci parvero il paradiso terrestre, tutte le pene e le noie di una lunga navigazione erano dimenticate, e non si pensava che a divorare coi nostri cannocchiali quei paesi nuovi. Enormi squali, e numerosi serpenti di mare (Hydrophis) ci passavano vicini, mentre la Magenta solcava le acque calme e verdastre dello stretto; un magnifico chiaror di luna rese ogni punto così distinto da permetterci di continuare il cammino tutta la notte.

Il viaggio della Magenta, Enrico Hillyer Giglioli, 1885

 

Ecco l’Esplanade, dove l’ansare delle automobili, lo scalpitìo degli equipaggi, si fonde col vociare di una folla composta di dieci razze diverse e il suono di venti bande militari. È la passeggiata, il Bois de Boulogne di Bombay: interessante, misto, illogico, come un quadro futurista: tutti i veicoli: carrozzelle indigene, tirate da zebu gibbosi, dalle corna dorate, elefanti gualdrappati fino a terra di velluti ricchissimi, dai quali non emergono che i quattro zoccoli enormi, le zanne tronche, la proboscide, gli orecchi agitati di continuo come due ventagli; carrozze dai cavalli candidi precedute da araldi ansanti e vocianti: […].

Verso la Cuna del mondo – Lettere dall’India, Guido Gozzano, 1913

 

La prima impressione che si riceve entrando in Napoli, è quella d’una città in festa. Quel chiasso, quello strepito, quella turba di veicoli e di pedoni che si affollano per le vie, ti sembra, a prima vista, che debba essere cosa transitoria, un fatto fuori dell’ordinario, una sommossa, una dimostrazione o che so io. Volti gli occhi in aria: una miriade di finestre ed altrettanti balconi e tende che sventolano al sole e fronde e fiori e persone fra quelli affacciate, ti confermano nella illusione. Il frastuono, le grida, gli scoppi di frusta ti assordano; la luce ti abbaglia; il tuo cervello comincia a provare i sintomi della vertigine, i tuoi polmoni si allargano; ti senti portato a prender parte alla entusiastica dimostrazione, ad applaudire, a gridare ― evviva! ― ma a chi?

Napoli a occhio nudo. Lettere ad un amico, Renato Fucini, 1878

 

Se, come noi, non riuscite più a fare a meno della letteratura di viaggio, qui vi aspettano i nostri viaggiatori preferiti, per non parlare di tutte le biografie di avventurieri ed esploratori.

 

Libri da portare in treno (o treni da portare nei libri?)

Non siamo molto sicuri che i pendolari siano interessati ad una lista di letture in cui i treni sono praticamente i protagonisti ma sappiamo per certo che il treno è uno dei luoghi migliori per leggere. Con il proposito di celebrare locomotive e vagoni, per non parlare di carrozze ristorante e cuccette, ecco una selezione di libri per viaggiare su rotaia.

 

I classici su Twitter in 10 lettori – Seconda parte

Dopo il successo dei primi dieci classici presentati attraverso i tweet dei lettori, ecco un altro appuntamento per scoprire la sezione dedicata alle opere di pubblico dominio: sono tutti ebook che potete scaricare gratuitamente, condividere e diffondere.

Cliccando sulla copertina del libro sarete indirizzati direttamente alla pagina da cui effettuare il download. Cliccando sui tweet, invece, potrete interagire direttamente con i lettori: rispondere, retwittare o indicare che vi piace.

Se volete condividere con noi le vostre opinioni, infine, ci trovate qui: @feedbooks_it.

Ora lasciamo la parola ai lettori!

 


In America del Nord con i libri

Siamo appena tornati dal Medio Oriente e la nostra valigia è già piena di libri in vista del prossimo viaggio virtuale: vi aspetta il Nord America, con le sue città frenetiche e i suoi immensi spazi incontaminati.

Stati Uniti e Canada e una ghiacciata parentesi in Groenlandia, ecco le tappe che vi aspettano quando inizierete a cliccare sulla mappa sottostante.

Vi ricordiamo che coloro che si sono uniti solo recentemente alla nostra comitiva di lettori viaggiatori possono ancora partire: Africa e Oriente vi aspettano.

 

I classici su Twitter in 10 lettori

Tutte le novità che escono ogni settimana in libreria non ci fermano, noi continuiamo imperterriti a proporre i classici della letteratura a tutti i lettori.
Siamo molto fieri del nostro catalogo dedicato alle opere di pubblico dominio e il nostro obiettivo è di arricchirlo costantemente, in modo che l’accesso alla lettura sia sempre più facile e ampio.

Coloro che frequentano i social network sanno bene che in rete si parla abbondantemente di libri: basta seguire i profili giusti per venire catapultati in un mondo in cui la letteratura fa da padrona.
A noi piace ascoltare le opinioni di tutti ed è per questo che oggi vi proponiamo di scoprire dieci classici attraverso i tweet di dieci lettori.

Non dimenticate che potete scaricare gratuitamente l’ebook cliccando sulla copertina del libro.

E che, ovviamente, potete seguirci anche su Twitter.



 



 




 




 



 



 


Torino e il Piemonte in quattro mappe letterarie

Torino. Elegante. Misteriosa. Golosa. La città che ha reso pazzo Nietzsche e ha inventato il tramezzino. Dove è nata la cioccolata e Salgari ha fatto seppuku. È qui che oggi si mangia una delle cucine migliori del mondo, fatta di storia e rivoluzioni, di agnolotti del plin e ostriche virtuali. È qui che ci sono alcuni tra i migliori cuochi d’Italia. Il problema è che qualcuno li sta uccidendo. Uno a uno. In modi del tutto imprevisti. Un uomo solo può salvarli: il più grande chef del mondo.

Con una quarta di copertina così invitante come potevamo trattenerci dal leggere il giallo di Luca Iaccarino? Il giornalista e critico gastronomico, che a Torino ci vive, non può che essere la miglior guida per scoprire il capoluogo piemontese. Se poi aggiungiamo qualche omicidio e un paio di bicchieri di nebbiolo, il divertimento è assicurato…

Ovviamente non vi sveleremo nulla, sta a voi indovinare chi ha intenzione di far fuori i più grandi cuochi di Torino. Noi ci siamo limitati a rintracciare sulla mappa gli indirizzi dove far fuori le loro creazioni: piatti della cucina tradizionale piemontese, in gran parte, ma anche altri manicaretti che sta a voi scoprire, zoomando e sulla cliccando sulle icone.

Eravamo già stati a Torino in compagnia di Giuseppe Culicchia, perché Torino è casa sua e ora anche un po’ nostra, dopo tutti questi giri. Dopo Torino è casa mia, Culicchia ci presenta nuovamente la città dal suo personalissimo punto di vista: «Torino, nel corso degli ultimi anni, ha davvero cambiato pelle e ha cominciato a scrollarsi di dosso gli stereotipi che un tempo saltavano fuori solo a nominarla: la’grigia città industriale’, il ‘laboratorio’, la ‘culla dell’Azionismo’ capace di coniugare la ‘cultura operaia’ con il ‘catalogo Einaudi’. Più di ogni altra città italiana, Torino ha saputo rinnovarsi facendo un triplo salto mortale carpiato, e tra un’Olimpiade e una cementificaz… pardon, una riqualificazione urbana, si è magicamente trasformata nella ‘Città della Movida’. E allora Torino è casa mia che ho scritto qualche anno fa aveva bisogno di qualcosa di più di una rinfrescata. Così mi sono detto: vale la pena riscriverlo daccapo.»

Con L’acino fuggente siamo andati un po’ più lontano, precisamente sulle strade del vino tra Monferrato, Langhe e Roero e con due accompagnatori d’eccezione, Enrico Remmert e Luca Ragagnin.

Nella nostra intervista ai due autori potete trovare un riassunto di cosa vi aspetta in questa mappa letteraria: «I lettori non ne possono più di trovare sulle riviste la solita fotina della bottiglia e poi le solite note da sommelier, di testa sa di frutti di bosco, retrogusto di bacca della foresta nera ingrifata alle castagne, tannino, palato e via annoiando. Perfino i produttori di vini – e l’abbiamo toccato con mano molte volte – non ne possono più. Allora ci siamo messi a parlare di vino raccontando le storie. E dentro c’è tutto: uomini, cultura, territorio, folclore e anche – spesso – la Storia con la esse maiuscola. Il nostro modo di lavorare sul libro, perciò, è stato prettamente sul territorio, ma con alle spalle sei anni di “teoria”, per così dire.»

Per concludere il nostro viaggio virtuale in Piemonte abbiamo geolocalizzato qualche romanzo che vi porti anche nei luoghi meno noti della regione.
 

Notti magiche: leggendo gli anni ’90

“…inseguendo un gol!”…Viene di riflesso, eh? Se il verso della mitica canzone cantata da Gianna Nannini e Edoardo Bennato è risuonato anche nella vostra testa allora non avete scampo: Errico Buonanno e Luca Mastrantonio hanno scritto questo libro proprio per voi.

Sapete qual è la cosa più commovente? Gli anni ’90 sono stati una vera e propria esperienza collettiva e la visione unica e soggettiva che ne abbiamo si somma a quella di migliaia di ex ragazzini.

Possiamo quindi partire da questo presupposto per sentirci un po’ meno scemi quando, con occhi sognanti, parliamo della prima lettura di Jack Frusciante è uscito dal gruppo o quando non troviamo il coraggio di buttare via il nostro primo, ormai scassatissimo, zaino Invicta.

Cosa troverete all’interno: foto di oggetti che credevate di aver dimenticato e che faranno venire a galla i ricordi più lontani, capitoli come Che fine ha fatto Mauro Repetto? o Coatti e fighetti e tutta una galleria iconografica degna di un collezionista di cimeli.

C’era Pennac. E c’era Stefano Benni. C’era Banana Yoshimoto, per esempio, e il Sudamerica: Amado, Sepúlveda, Isabel Allende. Ma perché? C’era Gabriele Salvatores, e Benigni. Il premio Nobel a Dario Fo. E il grande guru Coelho. C’era questo. Chiudete un po’ gli occhi e completate la lista, pensando al profumo degli scaffali dell’epoca.

Quello fu un tempo singolare. Un tempo in cui, all’ideologia, si sostituì la libreria. Un tempo in cui, alle magliette del Che, si sostituirono le t-shirt con le citazioni dei romanzi e dei film, e in cui alla politica si sostituì la cultura. Cultura lieve, frizzante, leggera, che ora veniva caricata di un nuovo valore inaspettato, politico.

Volendo, potremmo spiegarla così: l’Unione Sovietica era appena crollata, e la sinistra si chiedeva quale diamine fosse la sua identità, ovvero, come si diceva allora, il suo grande album di famiglia. Dal punto di vista strettamente politico, si salvavano solo i fuoriusciti, gli esclusi: Gramsci e Guevara, poco altro.

Ma, dato che a destra si profilava il regno di Silvio, e dato che molto del passato non poteva più essere utilizzato come modello, né pratico né esplicito, nacque una smania identitaria che andava a pescare da lidi bislacchi. Dalla commedia all’italiana e dal teatro. Dal Piccolo Principe o da La casa degli spiriti. Dal Messico di Cacucci o da Francesco De Gregori unplugged. Dalle vhs dell’“Unità” di Veltroni, dal Gabbiano Jonathan Livingston e dalla Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. E c’era il giallo di provincia, c’era il bar sport, l’Emilia Romagna. E Caracas.

Così, per la media borghesia italiana, i buoni romanzi di Daniel Pennac (un po’ come i primi Camilleri, d’altronde) non rappresentavano soltanto dei libri piacevolissimi, ironici, fantasiosi e garbati (questo erano), ma una questione di appartenenza, una speranza, e un manifesto.

Si trattava, in sostanza, della domanda: «Chi siamo?», e la risposta solare diceva: «Lettori».

Insomma, l’avete sentita la fitta di nostalgia? Se volete continuare questo viaggio a ritroso nel tempo non dovete fare altro che cliccare sui titoli dell’immagine sottostante e sarete di nuovo trasportati negli anni ’90…

 

Alla scoperta di Dicono di oggi con Antonella Sbrilli

I lettori che ci seguono su Twitter conoscono bene la nostra passione per le date letterarie: non appena ne incontriamo una corriamo ad aggiungerla in un quadernino fitto fitto di citazioni, pronta per essere condivisa al momento giusto. Questa attività non sarebbe così divertente se non fosse supportata dal magnifico progetto che Dicono di oggi sviluppa e diffonde quotidianamente e a cui tutti i lettori possono contribuire.

Abbiamo deciso di fare qualche domanda a Antonella Sbrilli, che più di vent’anni fa ebbe l’idea di raccogliere in un libro un'”antologia critica del tempo immaginario“, il punto di partenza di un progetto che ormai conta migliaia di partecipanti sui social network e che vi invitiamo, ovviamente, a seguire.

 

 

«Dicono di oggi è un progetto editoriale basato su un vasto database di citazioni letterarie che parlano dei 366 giorni dellanno: romanzi, racconti, poesie (ma anche opere darte, film, canzoni) che si svolgono in un giorno dichiarato o fanno riferimento a una data, dal primo gennaio [].». Ci può raccontare l’evoluzione del progetto dal 2013 sino ad oggi?

Esattamente cinque anni fa, nel gennaio del 2013, ha avuto inizio la pubblicazione di Dicono di oggi, un blog che è la piattaforma di appoggio e di lancio in rete del database di citazioni letterarie collegate ciascuna a un giorno dell’anno. La citazione principale, quella che parla del giorno in corso, cambia alla mezzanotte, secondo il progetto grafico e web di Paolo De Gasperis; la gestione corrente del blog è la mia, con contributi di lettori e lettrici che segnalano nuove citazioni o propongono curiosità sui temi del tempo e della sua rappresentazione.
Dal 2013, Dicono di oggi si è affacciato anche in radio e in televisione, con la lettura quotidiana della citazione su Radiorock e su DeeJay Tv. Ha partecipato a un’edizione del Maggio dei Libri, coinvolgendo i lettori e le lettrici di alcune biblioteche romane a segnalare l’incontro con giorni e date nelle loro letture. Ha partecipato per due volte alle finali del Macchianera Internet Awards. Dal gennaio 2018, i brani di alcuni giorni sono pubblicati anche in lingua originale.

Il progetto nasce in seguito alla pubblicazione di un suo libro, pubblicato da Giunti editore nel 1994, dal titolo Il gioco dei giorni narrati: come nacque l’idea di un’antologia letteraria legata alle date e quello che Umberto Eco, nella sua recensione al libro, ha definito «passione per il tempo»?

Il progetto Dicono di oggi inizia in effetti più di venti anni fa con un altro nome – Il gioco dei giorni narrati – un’antologia che allestii allora, senza alcun aiuto informatico, attraverso la lettura di classici della letteratura mondiale.
Fu un lavoro artigianale, originato dal desiderio di avere a disposizione un calendario letterario che riportasse – per tutti i giorni di un anno virtuale – la storia che era stata immaginata per quel giorno da qualche scrittore. L’idea arrivò inaspettata, leggendo una delle lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov; appena cominciata la ricerca, mi resi conto che alcuni giorni ricorrono con più frequenza di altri, ma che non c’è data che non abbia ospitato una storia.
Pubblicato da Giunti nel 1994, il Gioco dei giorni narrati ebbe l’onore di una recensione di Umberto Eco, una “Bustina di Minerva” sull’Espresso, che ne colse la bizzarria e il taglio catalogatorio. Per me – ma non solo – il catalogo dei giorni appoggiati alla griglia del calendario ha anche valore e funzione di sistema di memoria. 

Alla fine degli anni Novanta, la raccolta è diventata un database elettronico sviluppato in Access da Carlo Costantini: un lavoro che ha dato una struttura informatizzata al catalogo, rendendolo accessibile ad altri riversamenti e utilizzi.

Diconodioggi si è presto aperto ai social networks attraverso un account su Twitter e si è dotato solo successivamente di un blog e di una pagina Facebook. Come mai questa scelta?

L’arrivo di Dicono di oggi sui social si deve alla collaborazione – alla fine del 2012 –  con Daniela Collu, in arte Stazzitta, ora conduttrice e autrice radiofonica e televisiva. Competentissima di e su Twitter, Collu è la corresponsabile dell’apertura dell’account e del suo lancio.

E mentre cominciava a consolidarsi la presenza di Dicono di oggi su Twitter, veniva pubblicato il blog e aperta anche la pagina Facebook. Twitter rimane però il canale social dove si svolgono le interazioni più significative, perché consente di pubblicare le citazioni in tempo-reale, non solo alla data ma anche all’ora narrata, dando a chi le incontra nella sua timeline un’impressione tangibile di ri-accadimento.

Da alcuni mesi, infine, Dicono di oggi è anche su Instagram, con immagini e storie legate ad altri aspetti del tempo, plastici, visuali, performativi. La rappresentazione artistica del tempo è infatti un’altra dorsale del progetto, che si sviluppa nella sezione del sito chiamata Dicono del Tempo e che ha trovato una sua uscita pubblica nella mostra – che ho ideato e co-curato con Grazia Tolomeo – svoltasi al Museo Macro di Roma nel 2016, Dalloggi al domani. 24 ore nellarte contemporanea.

Sul blog (nella sezione Trova il tempo) è possibile consultare una lista dei partecipanti più assidui (ci siamo anche noi!), ma i «lettori-giocatori» sono chiaramente più numerosi di quelli citati. È possibile descrivere a grandi linee le caratteristiche dei partecipanti e l’impegno di questi lettori?

Questo è uno degli aspetti più gratificanti del progetto Dicono di oggi: l’appoggio quotidiano di molti lettori e lettrici qualificati che condividono una stessa sensibilità per le descrizioni del tempo e la esprimono attraverso le loro letture peculiari.

Con alcuni e alcune di loro c’è stato modo anche di conoscersi personalmente e sono nate amicizie e collaborazioni. Sono persone coinvolte in lavori editoriali e formativi, redattori, traduttori, insegnanti, come ha detto lei nella domanda sono “lettori-giocatori” che sentono la partecipazione a un’impresa come parte dell’esperienza della lettura.

Non voglio fare qui un elenco dei loro nomi, ma mi fa piacere ringraziare tutti, compresa Feedbooks, che contribuisce con puntualità e varietà.

Ognuno apre una zona nuova, un settore narrativo diverso, in questa sala di lettura universale in tempo reale che si riversa sui social in modo spontaneo.

Perché ritrovare una data in un libro e avere la possibilità di associarla a un giorno preciso è emozionante?

L’attenzione alle indicazioni di tempo (i crononimi) è un aspetto molto particolare della lettura, a cui non tutti necessariamente sono sensibili. Ma per chi lo è, sicuramente è un’emozione accorgersi che la data sotto gli occhi corrisponde a un giorno vissuto nella doppia tessitura della finzione e della realtà. Da questo dettaglio laterale, possono emergere memorie e riflessioni consistenti sul movimento ciclico e lineare del tempo, sulla permanenza e sulle variazioni, sulla ripetizione.

Se posso fare un esempio, i tre giorni di ottobre scelti da Georges Perec nel 1974 per osservare “un luogo parigino”, e descriverlo nei suoi avvenimenti più minuti, nel 2013 cadevano proprio negli stessi giorni della settimana: venerdì 18, sabato19, domenica 20 ottobre.

Con i lettori e le lettrici di Dicono di oggi abbiamo giocato a #comePerec, replicando dopo quasi 40 anni la stessa situazione, nella cornice temporale di un venerdì, sabato e domenica di ottobre. Sono stati numerosi a partecipare a questa “contrainte  calendariale: immaginare i tre giorni di Perec in una bolla di tempo, che si sposta con il pianeta, seguendo le regole periodiche del calendario; vedere la bolla fermarsi al 2013 e rianimarsi, rimettersi in azione; osservare l’andamento ricorsivo e variabile del tempo atmosferico e il comportamento degli abitanti di un luogo in un fine settimana d’autunno”.

Diconodioggi+, mappa letteraria gestita da Massimo Conte, si spinge oltre la frontiera del tempo poiché associa una citazione cronologica ad un luogo preciso. Cosa cambia nella percezione del lettore il fatto di poter geolocalizzare  un momento letterario?

Massimo Conte è un esperto di visualizzazione dei dati, con una passione per la letteratura: la sua proposta di creare una mappa geografica dei giorni è un apporto generoso al progetto, che aggiunge la coordinata spaziale a quella temporale: una porta fisica all’accesso, più  astratto e diversamente visualizzabile, offerto dalla griglia del calendario.

Ragionando con lui durante la realizzazione della mappa, è sorto il problema dei luoghi inesistenti, inventati, contigui a quelli reali, così come esistono anche nel database dei giorni impossibili (37 ottobre, 32 luglio…): vedremo come rappresentare le distopie, sincronizzandole con giorni embricati nel tempo convenzionale.

Sul blog il suo nome è associato all’ISST (International Society for the Study of Time). In cosa consiste questa organizzazione internazionale?

L’International Society for the Study of Time (ISST)  è il frutto di un’idea visionaria e lungimirante di Julius T. Fraser, scienziato e umanista statunitense di origine ungherese (autore, fra l’altro del libro Il Tempo. Una presenza sconosciuta, Feltrinelli), che l’ha fondata nel 1966.

Si tratta di un’associazione multidisciplinare, indipendente da accademie e istituzioni, a cui può chiedere di iscriversi chi abbia interesse comprovato per la ricerca sul tempo.

L’ISST organizza un incontro ogni tre anni: l’ultimo, durante il quale ho presentato la mostra Dalloggi al domani e il blog Dicono di oggi, si è tenuto nel 2016 a Edimburgo, col titolo Times urgency. Il prossimo si terrà a Los Angeles nel 2019 sul tema Time in Variance.

Diconodioggi si è evoluto attraverso l’editoria, i social networks, la radio e avrebbe dovuto approdare anche in televisone, precisamente su Videomusic, emittente televisiva italiana che ebbe la durata di poco più di un decennio e destinata ad un pubblico giovane. La televisione e la letteratura, in Italia, continuano a rimanere due mondi lontani e apparentemente inconciliabili. In una nostra intervista a Bruno Gambarotta, che di televisione se ne intende, avevamo posto una domanda in merito a questo problema e la sua risposta era stata la seguente: «I libri in televisione non dovrebbero vivere in un ghetto dorato ma circolare liberamente dentro tutti gli altri programmi. In ogni ambiente gli scenografi dovrebbero essere obbligati a inserire almeno uno scaffale di libri. In ogni intervista a un personaggio il giornalista deve essere obbligato a chiedere al suo ospite: che libro sta leggendo in questo momento?». Lei cosa ne pensa?

Bruno Gambarotta ha ragione, i libri – e tutto ciò in cui si stanno trasformando – sono moltiplicatori di realtà in grado di creare vortici sulla superficie compatta del senso condiviso.

Quali sono gli altri progetti di promozione della lettura, legati o meno ai social networks, che desidera consigliare ai lettori?

A Roma, dove vivo, molte biblioteche di zona funzionano come luoghi di promozione della lettura, così come molte librerie “che resistono”.

Fra le iniziative che conosco, posso citare il gruppo di lettura Monteverdelegge che si incontra al Centro diurno Giovagnoli del Dsm Asl Roma D (via Colautti 30) e che ha attivato anche una biblioteca gratuita, Plautilla.

Sui social network, ha un grande riscontro l’account Twitter Casa Lettori di Maria Anna Patti, che riverbera anche molte altre iniziative di lettura condivisa, con cadenza quotidiana.

Una pratica – questa di leggere e commentare insieme un testo – di cui è stato pioniere l’account TwLetteratura di Paolo Costa, Edoardo Montenegro e Pierluigi Vaccaneo, che ha poi sviluppato anche app di “social reading” per comunità scolastiche.

Non possiamo esimerci dal domandare ad un’esperta di tempo e letteratura quali siano le sue date preferite! Ce ne può elencare qualcuna?

Le mie date preferite sono collegate sia a giorni privati – ricorrenze che si rispecchiano in qualche storia narrata – sia a sorprese interne alle storie stesse.
Durante la ricerca, ho notato infatti che in molti casi interessanti la data di nascita degli autori è un perno della narrazione: accade con Borges (24 agosto), Garcia Marquez (6 marzo), Uhlman (19 gennaio), e con J. K. Rowling, nata come il suo Harry Potter il 31 di luglio.
Senza dimenticare un artista come Alighiero Boetti che ha elaborato la sua data di nascita – il 16 dicembre – proiettandola nel futuro, ricamandola e giocando in tanti modi creativi con il numero sedici. Una data sorprendente è il 15 giugno: compare nel Mondo di Sofia di Jostein Gaarder, come giorno in cui le due ragazze Sofia e Hilde compiono 15 anni. Ed è anche il giorno in cui la figlia di Leopold e Molly Bloom (nell’Ulisse di Joyce) compie la stessa età: “Quindici anni ieri. Strano, anche il quindici del mese”.
Coincidenze, ripetizioni, ritorni che – come nella vita “vera” – possono passare inosservati, ma intanto scrivono l’andamento del tempo che passa.

 

La saggistica più nascosta

Ci sono sezioni della libreria nascoste che solo gli appassionati di certi argomenti conoscono.

Ma chi ve lo dice che certi saggi non potrebbero interessare anche voi? Ci sono libri scritti in maniera molto divulgativa e che permettono una comprensione della materia anche per coloro che non sono specialisti. Vi proponiamo quindi qualche percorso di lettura alternativo per farvi scoprire nuovi orizzonti del sapere!

 

Il 2018 in 365 libri