Interviste e Appennini

por Veronica

Le prossime interviste ci porteranno sugli Appennini: abbiamo letto tre libri molto diversi tra loro che ci hanno permesso, attraverso le parole dei loro autori, di osservare da punti di vista diversi quest’area geografica italiana a dire il vero non troppo conosciuta in molti dei suoi aspetti. La prosa romanzesca, i dettagli autobiografici e il dialogo di una conversazione sono i modi con cui ci siamo messi in viaggio su queste montagne e i loro dintorni.

Vi lasciamo alla lettura delle belle descrizioni di questi luoghi in attesa di saperne di più dagli autori stessi!

appennini

La Val di Chienti è una cosa da niente, un serpente che si snoda da una regione all’altra, perché nei confini non ci si accorge del cambiamento, al punto che come si diceva un tempo il tetto della prima casa di Serravalle manda l’aqua piovana in terra umbra da una parte e in terra picena dall’altra: dunque la valle, di cui Serravalle è l’ingresso, attraversa gli Appennini per fermarsi davanti alle Marche marinare, con Civitanova e i suoi morti suicidi e i suoi ombrelloni e il pesce fritto e più avanti, a Senigallia, il Summer Jamboree, festival internazionale di musica e cultura dell’America anni Quaranta e Cinquanta, non sai quanta gente ci viene.

Loredana Lipperini, Questo trenino a molla che si chiama cuore

Mentre il sole saliva nel cielo, ridiscesero la Sibilla per raggiungere il monte Vettore. A destra della chiesa della Madonna dell’Ambro, un piccolo sentiero nel bosco conduceva alla vetta. Lì spuntarono nel luogo che sarebbe apparso nel disegno di mio padre. Lei si voltò a guardarlo. Alle sue spalle la striscia blu dell’Adriatico delimitava l’orizzonte e, mille metri più in basso, si scorgevano gli altipiani carsici di Castelluccio, puntellati da fiori bianchi, gialli e viola.Mio padre tirò fuori un foglio dallo zaino e due matite dalla scatola dei colori, il rosso e il verde, e decise di ritrarla.

Simona Sparaco, Se chiudo gli occhi

Lasciato il groviglio di binari e tralicci di Bologna, il trenino scivola per periferie anonime fino ad accostare il verde cupo dei primi boschi. Dentro, gente semplice, che torna a casa dal lavoro o da scuola. Qui non c’è la classe Smart né la Business. Il treno ferma ogni tre minuti. A Sasso Marconi l’orizzonte comincia a scomparire dietro i pendii collinari. La luna si affaccia timida a guardare quel trenino che ora taglia l’aria fresca dei monti, seguendo le curve della valle del Reno. Marzabotto: il nome sul cartello blu della stazione mette un leggero brivido, induce a un attimo di silenzio. Poi le prime gallerie e boschi che sembrano volersi inghiottire vecchi capannoni industriali, molti in disuso. Porretta Terme, si scende. Dopo, la ferrovia è interrotta da una frana. Ad attenderci c’è Mimmo, amico dei Guccini e gestore della Caciosteria al Ponte della Venturina, poco sotto Pàvana. Toponimi un tempo sconosciuti e per molti ancora oggi ignoti, ma che per i fan di Francesco suonano come Macondo per gli amanti di García Márquez…

Marco Aime, Francesco Guccini, Tra i castagni dell’Appennino