Dieci libri del 2014 da non perdere (secondo noi).

por Veronica

La fine dell’anno si avvicina e senza dubbio qualche lettore sta già inziando a interessarsi alle novità in libreria a gennaio 2015.

Ma non corriamo troppo, è bello soffermarsi a guardare i propri scaffali, virtuali o meno che siano, e trarre un bilancio delle letture compiute quest’anno.  Noi, per l’occasione, abbiamo selezionato i dieci libri che più abbiamo amato e che consigliamo di cuore: li trovate qui, affiancati dalle interviste ai loro autori.

 

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DocuLife: “Piccola osteria senza parole, raccontata da Massimo Cuomo per e/o (come sempre, la copertina è semplicemente magnifica) con una scrittura irresistibile, che ricorda le leggiadre atmosfere del bel cinema di Carlo Mazzacurati, è un romanzo delizioso, per il quale non è esagerata la parola capolavoro.”

Idealmente sono seduto in quell’angolo di bar da anni. Ogni volta che ho messo il naso dentro un’osteria veneta o friulana ho rubato un pezzo di vita, una frase, un aneddoto, un’immagine. Spesso uno scrittore è costretto a scavare sotto la realtà: in un’osteria invece è tutto lì, a portata di mano, fresco e intatto…

 

Antropop

Corriere della Sera: “Duccio Canestrini ha scritto infatti Antropop (Bollati Boringhieri), manifesto di un’antropologia che aspira a essere «pop» tanto nello stile, spigliato e divulgativo, quanto negli oggetti di studio: fumetti, serie tv, star musicali, gadget tecnologici, mode vestiarie”.

Da tempo parlo e scrivo come mangio. A prescindere dagli argomenti toccati, più o meno fantastici, credo sia importante farsi capire dai lettori e accompagnarli dentro le storie.

 

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Una banda di cefali: “Un mosaico tragicomico fatto di 33 storie indipendenti ma al tempo stesso concatenate, universali, assemblate con una tale sensibilità e delicatezza come solo un animo gentile può fare.”

Mi interessava raccontare la prima volta. La prima volta in cui ci accorgiamo che questo non è il migliore dei mondi possibili. Di farlo partendo dalle piccole stonature, appunto.

 

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Ho un libro in testa: “…ha il pregio di raccontare l’orrore, lo fa con sentimento e con una prosa linguisticamente curata, intima, attraverso gli occhi di una giovane donna capace, intelligente e appassionata, che prende gradualmente coscienza di se stessa riannodando i fili della propria vita e disegnando le figure della propria famiglia.”

Una risposta logica non c’è, ma mi piace pensare che siano al lavoro delle forze positive che vengono liberate dalla memoria. Forse nel tempo è maturata una forma di coraggiosa onestà: questo è il nostro passato, che ci piaccia o meno. Occorre guardarlo con lucidità, tatto e la necessaria pietas.

 

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Fuori Le Mura: “Bella mia, tra i dodici finalisti al Premio Strega di quest’anno, possiede la sincerità della semplicità e la forza del dramma psicologico, regala al lettore personaggi veri, quotidiani, una storia che abbiamo sentito tante volte, i cui echi hanno rimbalzato troppe volte e in troppe famiglie quel 6 aprile 2009.”

La prosa è uno strumento duttile, multiforme, potente, che permette di spaziare in assoluta libertà oltre l’oggettività del racconto per immagini, ad esempio. Bisogna solo stare attenti, soprattutto quando si racconta un evento come un terremoto, a non cadere nella trappola del sentimentalismo strappalacrime.

 

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SoloLibri.net: “Il romanzo cattura sin da subito, è maturo, affatto autoreferenziale, suggestionante, montato sul crinale di “categorie” antitetiche – realtà/visione, trauma/superamento, lucidità/follia, carnalità/poesia – eppure compatto, sostenuto e risolto in forza del convincente spessore psicologico di cui è connotato il protagonista, Mister Giovedì…”

Sicuramente i libri, cosiddetti “leggeri” possono trovare un pubblico più vasto, ma è anche vero che quelli che vengono chiamati “lettori forti”, non si spaventano davanti a storie complicate, profonde, articolate, anzi!

 

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Satisfiction: Così Arena si tiene fuori dai cliché e dalle categorie, e piazza uno dei colpi più interessanti nel panorama delle pigre lettere italiane.

Ma i libri, a poche settimane dall’uscita e anche a distanza di anni, sono sempre embrioni spauriti, sono scritti con un inchiostro trasparente che solo chi inizierà a risignificare i suoi contenuti, chi vi si affiderà, potrà rendere visibile. I libri, insomma, li definiscono i lettori, secondo me, non chi li scrive.

 

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Rai Letteratura: “La storia di una generazione che è stata tenuta in panchina e a cui ora viene chiesto di farsi completamente da parte; ma anche, e prima di tutto, il romanzo di un amore e di una cocciuta, ironica, romantica fedeltà a sé stessi e alla propria storia.”

Nel mio caso la letteratura è una lente attraverso la quale guardare il mondo. E’ qualcosa che non faccio scientemente. Ho provato a rinunciarci, come mi consigliava qualcuno, ma ho capito che è inutile, sarebbe come negare la mia natura.

 

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Contorni di noir: “Un monito per ricordarci che invecchiare non vuol dire anestetizzarsi, anzi. I sentimenti di amore, desiderio, rabbia, sono più forti che mai. Rispetto per gli anziani, perché non immagineresti mai cosa potrebbe accadere.”

Non credo che sia l’età a rendere complessa la realizzazione di un personaggio, anche perché di persone anziane ne vediamo tutti i giorni: i vicini, i parenti. Piuttosto l’età potrebbe risultare deterrente rispetto all’attrattiva: siamo in un’epoca in cui la vecchiaia è messa al bando o deformata dai media e non solo da loro…

 

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Repubblica.it: “Da Pescara, dove risiede da molti anni, è tornata nella natìa Budrio per narrare questa vicenda realmente accaduta, romanzandola, regalandoci un grande affresco del Seicento che abbraccia la campagna bolognese e le stanze della Roma barocca dei Colonna e dei cardinali.”

Non si può scrivere per bambini se non si riesce ad avere il loro sguardo sul mondo e non si riesce ad entrare nel loro. Quando questo non accade, si produce una letteratura falsa, di adulti che bambineggiano.